PRIMA DEL CALCIO DI RIGORE (storie di fùtbol)

IL PALLONE IN PROVINCIA CON I TIFOSI DEL TRENTA
TREMILA ANIME E CENTO ULTRA’ NELLA PRESILA COSENTINA

Fino a quando quella dannata palla a scacchi non parte dal dischetto è sempre la stessa storia. Quella della “Paura del portiere prima del calcio di rigore” come ci raccontano Wenders e Peter Handke. Pochi istanti e la sfera ovale finisce alle spalle di Pierluigi, giovane portiere della Nuova Trenta. Esordio triste in terza categoria. E alle 14,30 la piccola comunità rinnova il rito del calcio ai confini dell’impero. Radioline al seguito per i vecchi aficionado, i più giovani cellulare e cuffiette perché la messa laica della domenica esige completezza d’informazione. Caffè al bar vicino e sigaretta d’ordinanza prima che l’arbitro fischi il calcio d’inizio. Poi ne verranno altre in un pomeriggio umido di nubi minacciose. Niente pioggia però nella Prima degli undici presilani.
C’è un tifoso speciale in tribuna, Salvatore. In paese perché nei giorni in cui si fa visita ai morti, trova il tempo per abbandonare la tavola imbandita per andare allo stadio comunale. Qui lo chiamano tutti “campo”, però. Salvatore vive ad Empoli, «ma vado a Firenze sempre e conosco Matteo Renzi». Pietro gli suggerisce: «Potresti colpirlo quando passa in bicicletta». La Presila pallonara non fa a meno del vizietto della poltica. E quale miglior bersaglio del capo dei “sapientini” e sindaco di Firenze. In campo gli amici aspettano l’ingresso dei fratelli Morrone.
Fabrizio lo riconosci subito. Porta il dieci dietro le spalle. A suo agio con un numero pesante ovunque, anche se giochi all’oratorio. Baffi sul viso bianco come papà Renato, presidente di questa nuova avventura sportiva. Una vecchia passione mai interrotta e consumata anche altrove. Poi il ritorno dove vive e continuerà ad arrabbiarsi per un altro calcio. Per la sua Inter in preda al furore della Juve. Sì, hanno vinto la coppa dei campioni, molti ancora la chiamano così e non Champions league. Ma in un piccolo centro di tremila anime il derby d’Italia (forse “ex” dopo la retrocessione della vecchia signora) diventa motivo di polemiche e chiacchiere da bar per giorni e giorni. Per mesi, forse. Per fortuna arriva il ritorno e la speranza che il vento cambi e tiri verso la Milano nerazzurra.
Adesso Fabrizio è sul terreno di gioco. Il pubblico si aspetta qualcosa di più, qualcosa di meglio della solita minestra. Prime battute di gioco e già il coro delle polemiche, spesso gratuite e premature, si leva sugli spalti:«Questo terzino non c’entra niente col calcio, subito Stefano in campo». Stefano è il fratello di Fabrizio. Un altro Salvatore, amico di infanzia e un destro da giocatore di biliardo messo in cantina troppo presto, grida con gli altri: «Dentro Morrone». Finisce il primo tempo e i beniami locali sono in svantaggio. La paura del portiere non c’entra però. Può più una difesa che fa acqua che il miglior centrattacco sulla piazza. Stefano c’è, però, nella seconda frazione di gioco; e gli stinchi dell’ala sinistra del Bianchi avvertono subito che non sarà semplice sgroppare lungo la fascia. Entra duro, palla o piede come si dice nel gergo pallonaro. Qualche fallo, pubblico euforico, i tifosi ospiti non ci stanno. Tutto rimane nei binari giusti.
Gioco brutto in Terza. Ma chi se ne frega. Totò continua a dire che i suoi compagni di viaggio potrebbero tornare e riprendere tutto laddove l’hanno lasciato: «Potete ancora giocare, basta solo un po’ di fiato». Giuseppe, invece, fa il prof alle medie. Vecchia pazzia, pure la sua, per questo strano football. Macchina fotografica e il pizzetto che non toglie da secoli. Alcuni anni fa allenava molti ragazzi in un rettangolo di gioco fangoso e sconnesso. Salvatore conserva ancora quelle «Umbro Special» del cannoniere Shearer. Roba per ricordi. Il giudice di oggi è il campo dove il numero otto avversario fa centro dopo l’ennesima marcatura sbagliata. Un terzo gonfia la rete amica. Fabrizio trova il tempo per un goal da par suo. L’altro arriva di testa.
Ma l’orologio non corre più. Triplice fischio e doccia bollente. Due a tre. Amaro in bocca ma ci sarà tempo per vivere altro calcio senza sky, in carne ed ossa tra i campi con Fabrizio, Stefano e Salvatore.
Alfonso Bombini (Calabria Ora 1/11/2011 pag 23 Cs)

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